Claudia Palladino

Claudia Palladino

Il TAR del Lazio ha disposto, con un provvedimento d’urgenza, l’immatricolazione di uno studente a cui era stato negato il nullaosta per il trasferimento al terzo anno del corso di laurea in Medicina e Chirurgia.

Nel caso di specie l’Università dell’Aquila aveva predisposto un bando di trasferimento con la previsione di un test restrittivo per le domande di accesso al terzo anno; lo studente ho quindi agito contro il rigetto della sua domanda di trasferimento ed ha ottenuto così, tramite il recentissimo pronunciamento del Giudice Amministrativo, l’iscrizione al terzo anno di Medicina.

Il Tribunale Amministrativo di Roma ha concesso sin da subito la massima tutela offerta dall’ordinamento in termini d’urgenza, consentendo così in tempi brevissimi di giungere all’idonea tutela dell’interesse del ricorrente.

Oltre la particolarità del caso, non mancano nel provvedimento i riferimenti ai precedenti del nostro Studio Legale sui trasferimenti e passaggi di corso a Medicina ed Odontoiatria. Viene dunque ad essere rimarcata in maniera decisa l’illegittimità dei comportamenti degli Atenei che impongono ulteriori restrizioni agli accessi ai corsi a numero programmato.

Il Consiglio di Stato si è pronunciato, accogliendo l’azione patrocinata dal nostro studio, sulla questione della decadenza dalla carriera universitaria di una studentessa consentendole la prosecuzione del proprio percorso accademico.

L’Ateneo in questione, in maniera del tutto errata, prevedeva difatti che la studentessa fosse incorsa nella  decadenza  dalla qualità di studente ai sensi dell’art. 149 del T.U. 1933/1592, dall’anno accademico 2009/10, poiché  tra il sostenimento di due esami di profitto intercorrevano più di otto  anni.

Tuttavia, con pronuncia del Consiglio di Stato, la studentessa ha visto riconosciuto il diritto alla prosecuzione della propria carriera universitaria. In particolare, il massimo organo della giustizia amministrativa ha fondato le proprie ragioni sulla base del principio del legittimo affidamento in base al quale “ la  Pubblica Amministrazione nel rispetto dei principi fondamentali fissati dall’art. 97 della Costituzione, è tenuta ad improntare la sua azione non solo agli specifici principi di legalità, imparzialità e buon andamento, ma anche al principio generale di comportamento secondo buona fede, cui corrisponde l’onere di sopportare le conseguenze sfavorevoli del proprio comportamento che abbia ingenerato nel cittadino incolpevole un legittimo affidamento”.

Nel caso di specie l’Università, dapprima,  permetteva alla studentessa di prenotare e sostenere  regolarmente gli esami universitari, nonché partecipare attivamente alla proprio corso di laurea e successivamente le comunicava l’intervenuta decadenza, violando di fatto il principio del legittimo affidamento.

Trattasi di una importante pronuncia volta a consentire agli studenti la possibilità di non interrompere il proprio percorso accademico.

Il parere è consultabile al seguente link: https://www.giustizia-amministrativa.it/portale/pages/istituzionale/visualizza?nodeRef=&schema=consul&nrg=201701067&nomeFile=201801591_27.html&subDir=Provvedimenti

                

È di poche ore fa la decisione del Consiglio di Stato che, con un decreto monocratico presidenziale a firma del Dott. Sergio Santoro, in accoglimento del ricorso in appello proposto dall’Avv. Alfonso Amoroso, ha disposto che venga “urgentemente assegnato in deroga, per il massimo delle ore consentite per finalità di sostegno […] un assistente educativo e culturale […] così come richiesto nella esibita certificazione, al fine di garantire all’alunno con disabilità il diritto allo studio e alla partecipazione a tutte le attività scolastiche”.
Il ricorso in parola è stato proposto per l’annullamento degli atti che avevano determinato la diminuzione delle ore di sostegno e di assistenza educativa per un bambino affetto da autismo, pregiudicando gravemente la possibilità per l’alunno di integrarsi nelle attività didattiche e formative.
La pronuncia del Consiglio di Stato è di grande rilevanza in quanto afferma l’importanza del “sostegno” per gli studenti affetti da disabilità, che funge da ponte tra il bambino e la collettività degli studenti.
L’insegnante di sostegno, diversamente dalla curriculare, media i rapporti tra tutte le figure che ruotano intorno all’alunno in una logica di rete (insegnanti di classe, ASL, dirigente scolastico, educatori, genitori, enti locali) al fine di accompagnare il progetto di vita dello studente e facilitare i processi di integrazione e realizzazione di obiettivi mirati.
La programmazione didattica predisposta dall’insegnante di sostegno, dunque, seppur strettamente legata a quella delle singole discipline cui provvede l’insegnante curriculare, è completamente diversa ed ispirata a criteri che esulano dalle sole finalità didattiche e centrata più sulle necessità specifiche dello studente.
In relazione al provvedimento in questione non mancano i commenti delle diverse associazioni del settore tra cui la ONLUS “Le Ali dei Pesci” che accoglie con entusiasmo ed ottimismo la decisione del Consiglio di Stato: “La Giustizia Amministrativa, ed in particolare il Consiglio di Stato, ancora una volta ha dimostrato di essere sensibile alle tematiche sociali più delicate. Siamo contenti che il bambino in questione possa ritrovare il giusto supporto, sia qualitativo che quantitativo, alla propria attività scolastica”.

Il Consiglio di Stato ha confermato la propria linea sui concorsi riservati.

Anche per quello su Primaria e Infanzia, come per quello sulla Secondaria, sarà la Corte Costituzionale a dire chi, tra gli esclusi, vi potrà partecipare e, ancora più a monte, se è legittimo o meno il sistema.

Prima di tale pronuncia, così come deciso per il concorso riservato della secondaria, non vi saranno ammissioni con riserva volte alla mera partecipazione.

Questa l’analisi, crediamo lucida e squisitamente giuridica, sul contenzioso relativo al concorso straordinario riservato ai possessori di diploma magistrale e laurea in Sfp con almeno 2 anni di servizio negli ultimi 8.

Ieri sono stati trattati, in una fase meramente cautelare e di urgenza, i primi appelli sul tema e, obiettivamente, in forza di una giurisprudenza ormai consolidata sul Fit della secondaria secondo cui occorre attendere l’esito della Consulta prima di consentire o meno l’ammissione con riserva delle varie categorie escluse, l’esito appare scontato, quasi obbligato.

Che difatti, si dovesse necessariamente passare per il vaglio della Corte Costituzionale, questa difesa, che sul precedente concorso straordinario ha per primo sollevato la questione, lo aveva chiarito e ribadito con forza a tutti i nostri insegnanti proprio per far comprendere la differenza rispetto all'impugnazione, ordinaria, di un bando le cui categorie ammesse erano scelte dal Ministero.

Pur comprendendo che, a seguito della vicenda della Plenaria e delle G.A.E. nonchè delle promesse elettorali su una sanatoria generalizzata di tutti i Diplomati magistrale, anche al fine di mettere ordine nelle proprie vite e nelle proprie famiglie, tutti si aspettino una risposta immediata e chiara (ad esempio i titolari di due anni di servizio in paritaria potranno partecipare o no?), in un'analisi lucida che va al di là della passione e del volto umano di questa incredibile vicenda, quella del Consiglio di Stato è la risposta più razionale che ci si poteva attendere (almeno) in questa fase d'urgenza. Serviva averne certezza per programmare le prossime mosse processuali e tale certezza è giunta.

Con una decisione della Corte Costituzionale su temi largamente coincidenti, fissata per il 7 maggio (che per la giustizia non solo italiana ma europea ed universale è come dire "domani"), con una giurisprudenza cautelare che ha già detto che nelle more della decisione della Consulta sulla legittimità della norma che ha indetto un concorso non possono consentirsi ammissioni con riserva, quella del Consiglio di Stato, non toglie affatto speranza a chi è escluso di partecipare, ma chiede solo di attendere qualche mese.

Un'attesa, peraltro, che a differenza del concorso riservato per la secondaria ove a fronte di classi di concorso con pochissimi candidati vi è stato il rischio di vedere esaurire le sessioni di prova orale con inevitabile allungamento dei tempi per la ripetizione di sessioni suppletive, per la primaria e infanzia, ove le prove orali andranno avanti per molto tempo, non sembra decisivamente pregiudizievole.

A differenza dell'iniziale posizione sul concorso straordinario per la scuola secondaria ove lo stesso Consiglio di Stato aveva ritenuto di ammettere, sin dalla fase cautelare, alle prove orali i ricorrenti, e da ciò la necessità di sollevare questione di costituzionalità sin dalla fase cautelare di urgenza, qui, proprio in virtù dei successivi eventi, la rimessione (che auspichiamo) dovrà naturalmente passare dalla fase di merito.

Se così è, dunque, nella nostra strategia processuale a Vostro favore, appare corretto attendere l'esito delle attese pronunce della Corte sui concorsi riservati (sui dirigenti scolastici già ad aprile e sul FIT, come detto, a maggio), prima di sollevare una nuova questione sul concorso per infanzia e primaria.

La pronuncia della Corte, peraltro, anche in ipotesi (evidentemente non auspicata e che qui poniamo per malaugurata ipotesi per farvi comprendere i successivi passi) di rigetto, potrà appunto fornire spunti per indirizzare, in maniera evidentemente diversa da quanto sin'ora impostato, la nuova questione da rimettere ed evitare un nuovo rigetto. La Corte, difatti, decide attenendosi strettamente alla questione rimessa dal Giudice (in questo caso dal Consiglio di Stato). Oggi appare scontato che una rimessione toccherebbe gli stessi temi del FIT [ed i provvedimenti di ieri, appunto, lo lasciano intendere riferendosi ai "casi analoghi (cfr. ordinanza n. 4589/18)], mentre invece la pubblicazione delle decisioni della Corte di cui sopra, potrebbe offrire altre vie.

Rispetto al FIT, inoltre, altre vie per alcune categorie di soggetti esclusi, appaino naturali stante la loro peculiarità. Prima di tutto, però, la Corte, ed il Consiglio di Stato, dovranno decidere (la prima) e leggere (il secondo) se è legittima o meno la possibilità di indire concorsi straordinari riservati e non selettivi: una volta deciso questo, si valuterà chi può partecipare e chi no.

Cosa succederà e quali potrebbero essere i nuovi risvolti?

Chiederemo al Consiglio di Stato, sugli appelli che proporremo avverso le sentenze, di fissare il merito immediatamente dopo le pronunce della Corte attese per maggio. Prima della chiusura delle attività didattiche, dunque, potremmo avere un'udienza in cui il Consiglio di Stato deciderà sulla questione di costituzionalità prospettata e sulle peculiarità delle varie categorie.

E' chiaro, peraltro, che se sul concorso riservato della scuola secondaria vi erano differenze tra la categoria dei dottori di ricerca (su cui il Consiglio di Stato ha rimesso la questione) e gli abilitati all'estero o gli specializzandi sostegno (solo per fare un esempio), qui ve ne sono tra chi ha i due anni in paritaria, chi in comunale, chi su religione, chi ha il requisito completando l'anno in corso.

E' scontato, quindi, ritenendo tutt'oggi forti i nostri argomenti che invitiamo tutti ad aderire agli appelli tempestivamente.

Non è corretto, al contrario, oggi, pensare che siamo innanzi ad una chiusura totale da parte del Consiglio di Stato (ed anche il TAR su alcune categorie sta valutando la rimessione). Appare, invece, obiettivo pensare che la partita finale si giocherà tra qualche mese e che, oggi, anche in ipotesi di accoglimento cautelare, la mera concessa partecipazione non avrebbe comunque consentito l'eventuale stipula del contratto dalla "graduatoria del riservato" giacchè lo stesso Consiglio di Stato, sul FIT, ha comunque imposto l'attesa del giudizio della Consulta.

60.000 candidati per 967 posti che l’INPS ha già dichiarato di voler allargare a 4500 entro l’anno.

Secondo il T.A.R. Lazio e il Consiglio di Stato almeno 3 dei quesiti somministrati alla seconda e terza prova sono errati e in centinaia sono tornati a sperare di poter ottenere il posto fisso.

Abbiamo sostenuto, vincendo, che i quesiti sull’in house, sul codice di comportamento ed un terzo riguardante i reati dei pubblici ufficiali fossero illegittimi.

Se per quello sull’in house veniva in rilievo la questione dei complessi ragionamenti giuridici sulla natura della società stessa, il quesito sul codice di comportamento secondo il Tar Lazio “non era senz’altro formulato in modo tale da far emergere, con chiarezza e precisione, quale fosse l’organo chiamato in via generale o comunque principale ad esercitare una simile competenza nella direzione sopra indicata

Con queste pronunce il numero di domande che, negli ultimi due concorsi dell’INPS, la giustizia amministrativa, accogliendo i nostri ricorsi, ha censurato sale a CINQUE.

“Quelle ottenute oggi sono pronunce fondamentali e che confermano come il sistema di selezione sia palesemente lacunoso” commentano a caldo gli Avv. Bonetti e Delia.

“A nostro parere, non è concepibile che il futuro di studio o lavorativo di un cittadino debba essere deciso da un quiz erroneamente formulato senza che nessuno si curi di capirne le motivazioni”.

E’ di oggi l’ordinanza del Giudice Amministrativo che torna a pronunciarsi sulla prova di selezione somministrata ai candidati del concorso a quiz per 967 per funzionari INPS.

Il quesito oggetto di contestazione veniva ideato da una società a cui è stata affidata dall’INPS la predisposizione della prova. Nel caso che ci riguarda, la domanda contestata aveva ad oggetto il codice di comportamento. Nel dettaglio, la domanda così formulata aveva due possibili risposte ma solo una delle due veniva conteggiata come corretta in sede di correzione. Abbiamo sostenuto, vincendo, che il quesito di cui oggi si discute “non era senz’altro formulato in modo tale da far emergere, con chiarezza e precisione, quale fosse l’organo chiamato in via generale o comunque principale ad esercitare una simile competenza nella direzione sopra indicata”

Si tratta del quarto quesito che, negli ultimi due concorsi dell’INPS, la giustizia amministrativa, accogliendo i nostri ricorsi, ha censurato.

Anche questo elemento per noi è assai importante giacché in molti avevano contestato (anche) altri quesiti e si sono mostrati dubbiosi innanzi al nostro scetticismo.

Che oggi, però, è stato premiato.

“Quella ottenuta oggi è pronuncia fondamentale e che conferma il nostro duro lavoro sul tema dei concorsi pubblici e sulle loro evidenti lacune” commentano a caldo gli Avv. Bonetti e Delia.

A nostro parere, non è concepibile che il futuro di studio o lavorativo di un cittadino debba essere deciso da un quiz erroneamente formulato senza che nessuno si curi di capirne le motivazioni.

Aggiornamenti sul contenzioso relativo al reclutamento del personale docenti mediante concorso Fit.

Dopo la nota vicenda della rimessione alla Corte Costituzionale del Concorso FIT 2018 sul ricorso patrocinato dagli Avvocati Michele Bonetti e Santi Delia, con tutti i provvedimenti che ne sono conseguiti, la Sezione VI del Consiglio di Stato ritorna a pronunciarsi sulla questione dei docenti esclusi dal concorso.

Si ricorderà, infatti, che dopo la rimessione alla Corte Costituzionale e l’ammissione alle prove di tutti i nostri ricorrenti, il Consiglio di Stato, all’esito delle udienze di fine settembre 2018, aveva in parte mutato il proprio orientamento reso sui nostri ricorsi e a differenza di quanto precedentemente disposto, ove la Sezione “ha concesso le richieste misure cautelari, ammettendo, con riserva, gli appellanti a partecipare alla procedura concorsuale speciale in esame2, aveva per l’appunto,  in ragione dell’alto numero dei potenziali aventi diritto“, ritenuto di mutare la propria precedente decisione affermando che ciò “comporterebbe un mutamento della natura dello stesso concorso in esame, in assenza delle esigenze di certezza e di continuità che nella specie solo la pronuncia della Corte Costituzionale può dare”.

In forza di tale nuovo orientamento, il Miur ha provato ad impedire lo svolgimento della prova anche ai nostri ricorrenti ancora titolari di provvedimenti favorevoli notificando istanze di revoca ad hoc. Oggi la decisione del Consiglio di Stato che ha dichiarato inammissibile la richiesta del Miur contro i nostri ricorrenti che quelle prove le avevano già svolte e rigettato la richiesta di revoca per chi ancora deve sostenerle.

Gli uffici devono quindi procedere ad allestire le prove senza ulteriore indugio.

La prossima tappa è la celebrazione dell’udienza innanzi alla Corte Costituzionale prevista per il 9 maggio.

Li, si deciderà il futuro di migliaia di docenti idealmente difeso dagli Avvocati Bonetti e Delia che sono gli unici titolari del contenzioso e della scelta dei governi passati e presenti di investire sui concorsi riservati.

Ancora una volta, come nell’ultimo biennio, l’ordinanza relativa alla mobilità del personale docente per il triennio 2019/20, 2020/21 e 2021/22 non ha riconosciuto il servizio pre-ruolo prestato nelle scuole paritarie ai fini dell’attribuzione del punteggio.

La tabella allegata al n. 2 al CCNI 2017/2018 ai fini della valutazione dei titoli per i trasferimenti a domanda e d’ufficio del personale docente ed educativo, difatti, ha stabilito l’attribuzione di 6 punti per la mobilità volontaria e di 3 punti per la mobilità d’ufficio, limitatamente al servizio prestato nelle scuole statali, parificate o pareggiate escludendo dunque il servizio prestato nelle scuole paritarie.

Un quadro, questo, che mortifica il servizio svolto per anni da migliaia di insegnanti e si pone in evidente contrasto con i principi interni e comunitari che perseguono l’obiettivo primario di evitare ogni tipologia di discriminazione tra i vari lavoratori che svolgono mansioni analoghe.

Il nostro studio, sin dalla prima mobilità successiva alla c.d. “Buona Scuola” ha sempre ottenuto, per primo, il riconoscimento, a livello nazionale, dell’illegittimità di tale clausola innanzi al Giudice Amministrativo che ha annullato e prima ancora sospeso gli atti ministeriali.

Dopo che sulla mobilità del 2016, per primi, siamo riusciti ad ottenere l’accoglimento in fase cautelare innanzi al Consiglio di Stato, il quale chiariva che “ SONO ILLEGITTIME E VANNO SOSPESE le tabelle di valutazione relative alla procedura di mobilità del personale docente di cui all’ordinanza ministeriale n. 241 del 2016, nella parte in cui prevedono l’attribuzione di tre punti per ciascun anno di servizio pre-ruolo prestato nelle sole scuole statali, pareggiate e parificate, escludendo e considerando non valutabile il servizio pre-ruolo svolto presso le scuole paritarie, sembrano porsi in contrasto con il principio di parità di trattamento (tra le due categorie di istituzioni scolastiche) stabilito dalla legislazione statale (l. n. 62 del 2000, l. n. 107 del 2015)”; anche per la nuova ordinanza del 2018, a seguito della prima affermazione cautelare innanzi al T.A.R. Lazio, era arrivata la sentenza definitiva.

Il T.A.R. Lazio, difatti, ha già annullato l’Ordinanza ministeriale n. 207/2018 sulla mobilità docenti del 2018 nella parte in cui omette di valutare il servizio pre-ruolo svolto nelle scuole paritarie accogliendo il nostro ricorso.

Anche per i docenti che non erano riusciti ad agire in tempo innanzi al Giudice Amministrativo, si è riusciti a vincere innanzi al Giudice del Lavoro.

In particolare, da ultimo, abbiamo ottenuto importanti riconoscimenti dal Tribunale di Catania, di Messina si è pronunciato sulla mancata valutazione del sevizio pre-ruolo svolto presso la scuola paritaria di una docente, nell’ambito delle operazioni di mobilità 2016/2017 ai fini dell’attribuzione alla sede di servizio a lei spettante in base al corretto punteggio di mobilità, riconoscendo totale equivalenza tra gli istituti statali e gli istituti paritari anche in relazione a quest’ultimo aspetto. “Il servizio di insegnamento svolto nella scuola paritaria va valutato nella stessa misura in cui è valutato il servizio statale”.

Può aderire al ricorso il personale docente che parteciperà alle operazioni di Mobilità 2019/2020 e che ha svolto servizio presso le scuole paritarie, corsi di formazione professionale, scuole comunali.

 

MOBILITA’ DOCENTI – DI CHE COSA SI TRATTA E PERCHE’ ADERIRE

Lo studio dell’Avvocato Bonetti in ordine al trasferimento o mancato trasferimento dei docenti, predispone azioni volte alla tutela dei diritti spettanti a ciascun docente.

In realtà, quest’anno, la procedura di mobilità ha visto il concretizzarsi di danni a capo, principalmente, di tre categorie di docenti:

1.      Docenti prestanti servizio in scuola paritaria, che oggi vedono tuttavia riconoscersi metà del punteggio loro spettante.

L’ordinanza 9 Marzo 2019, n. 203 in materia di mobilità prevede dei limiti per il riconoscimento del punteggio del servizio nella scuola paritaria ai fini della mobilità.

Sono valutabili solo gli anni svolti in scuole primarie paritarie che abbiano conservato anche lo status di parificata insieme alla qualifica di paritaria e solo fino al 31 agosto 2008. Sono inoltre riconoscibili gli anni svolti nella materna paritaria, ma solo se comunale.

Tale decisione trova la propria fonte nella contrattazione collettiva giacché è proprio il CCNL a disporre che il servizio non verrà conteggiato.

A nostro modo di vedere la decisione della contrattazione collettiva e ora dell’ordinanza sulla mobilità mortifica il servizio svolto per anni da migliaia di insegnanti e si pone in evidente antitesi con i principi interni e comunitari che mirano ad evitare ogni discriminazione tra i vari lavoratori nonostante svolgano mansioni analoghe.

2.      Docenti con figli minori dei 3 anni, l’azione è dunque rivolta a chi non ha ottenuto il cd trasferimento in deroga previsto per gli insegnanti con figli minori dei 3 anni. 

A nostro modo di vedere al docente neo immesso in ruolo che chiede l’applicazione dei benefici previsti dall’art. 42 bis del D.Lgs. 151/01, non si applica il c.d. “blocco” previsto dalla L. 107/15 sulle assunzioni a tempo indeterminato.
Per tutti gli insegnanti genitori di bimbi di età inferiore a tre anni sarà dunque possibile presentare domanda amministrativa per ottenere l’assegnazione temporanea ex art. 42 bis del D.Lgs. 151/01 presso una sede di servizio ubicata nella medesima provincia dove il coniuge e genitore del minore svolgeva l’attività lavorativa. In caso di rigetto si agirà in via d’urgenza innanzi al Giudice del Lavoro.

3.      Docenti soggetti ai trasferimenti delle fasi B e C, oggi trasferiti in sedi molto distanti da quella prescelta sulla base dell’algoritmo usato dal MIUR che ha fatto sì che si venissero a configurare trasferimenti illegittimi non corrispondenti al dettato normativo.

Le tre azioni possono essere cumulate o separate ed i costi non variano.

CHI PUO’ AGIRE

Come già su esplicato, potranno agire:

  • Docenti prestanti servizio in scuola paritaria che vedono riconoscersi metà del punteggio loro spettante;
  • Docenti con figli minori dei 3 anni che non vedono accettarsi il cd trasferimento in deroga, tuttavia previsto per tale categoria di insegnanti;
  • Docenti soggetti ai trasferimenti delle fasi B e C, che non hanno ottenuto la sede loro spettante a causa di errori dovuti all’utilizzo dell’algoritmo.

AUTORITA’ GIUDIZIARIA DA ADIRE          

Per ottenere il riconoscimento di tale servizio svolto è possibile agire con ricorso collettivo al T.A.R. oppure con un ricorso al Giudice del Lavoro.

TEMPI DI DEFINIZIONE DEL GIUDIZIO

I tempi di definizione di tale giudizio vanno dai 6 mesi ai 24 circa.

COME ADERIRE E COSTI DELL’AZIONE

Per ADERIRE AL RICORSO E' NECESSARIO COMPILARE IL SEGUENTE FORM  E SCARICARE LA DOCUMENTAZIONE ALLEGATA ALLA PRESENTE ENTRO IL 15 APRILE SEGUENDO PEDISSEQUAMENTE LE ISTRUZIONI CHE SEGUONO

1.  Leggere e sottoscrivere l’informativa allegata.

2.  Scaricare la procura allegata.

3. Stampare due copie della procura, compilarle e firmarle entrambe in originale (la sottoscrizione deve essere apposta a penna). Non sono richieste autentiche notarili.

4. Procedere al pagamento della quota di partecipazione all’azione attraverso bonifico da effettuare sulle coordinate bancarie allegate. 

4. Stampare e sottoscrivere l'informativa sulla privacy.

5. Inoltrare, tramite raccomandata a.r. all’indirizzo: Studio Legale Avv. Michele Bonetti, Via San Tommaso d’Aquino, 47 – 00136, Roma, i seguenti documenti:

- informativa e informativa sulla privacy sottoscritta in originale;

due procure in originale e sottoscritte;

- copia del documento di identità e del codice fiscale;

copia del bonifico effettuato alle coordinate allegate (nella causale del bonifico dovrete inserire il vostro nome, cognome, C.F. e la dicitura “RICORSO MOBILITA’ 2019).

 

Come è noto il TAR del Lazio, nella giornata di sabato 16/2, ha pubblicato una sentenza, riferita a ricorsi proposti da altri legali, con la quale ha riassunto complessivamente l’intera questione del concorso straordinario rigettando ogni domanda volta all’ammissione e ritenendo legittimo il requisito del servizio biennale.

Tale posizione è stata poi confermata anche alla successiva camera di consiglio riferendola ad alcuni nostri contenziosi.

Avverso tali decisioni abbiamo immediatamente proposto appello e, verosimilmente già alla camera di consiglio del 21/3, sapremo la posizione del Consiglio di Stato.

Frattanto, tuttavia, all’esito dell’udienza del 6/3, abbiamo ottenuto, per primi in Italia, delle timide aperture per alcune categorie di docenti:

– coloro che non possedevano i requisiti dei 2 anni per problemi formali e per l'assenza di pochi giorni o comunqu per l'interruzione delle proprie supplenze. 

Nello specifico, la docente prendeva servizio presso un Istituto Scolastico dal 18 gennaio al 13 febbraio del 2017, per poi riprenderlo il giorno 15 febbraio 2017 sino al 9 giugno 2017. L’interruzione del servizio per un solo giorno, il 14 febbraio 2017, è derivata da esigenze proprie della P.A., nella specie, dal passaggio della docente presso un differente Istituto Scolastico. Tale gap contrattuale è stato la causa del mancato computo di una annualità delle due necessarie per raggiungere il requisito del servizio ai fini della partecipazione alla selezione. La scelta amministrativa ha perciò penalizzato la docente, precludendole la possibilità di concorrere alla selezione, pur avendo, la stessa, svolto nel medesimo anno scolastico più giorni di servizio. Il T.A.R. ha consentito alla ricorrente la partecipazione alla procedura selettiva di carattere straordinario http://www.avvocatomichelebonetti.it/component/k2/1905-concorso-straordinario-ammessa-alle-prove-una-ricorrente-esclusa-in-virtu-di-una-interpretazione-costituzionalmente-orientata-e-senza-rimessione-alla-corte-costituzionale in allegato troverete il provvedimento;

– coloro che  possiedano il requisito dei due anni ma in scuole comunali anzichè statali. Sul punto il TAR ha rinviato al 2 aprile imponendo al MIUR di relazionare al fine di comprendere le ragioni dell’esclusione,https://www.giustizia-amministrativa.it/portale/pages/istituzionale/visualizza?nodeRef=&schema=tar_rm&nrg=201900251&nomeFile=201903034_08.html&subDir=Provvedimenti

– coloro che  possediano il requisito dei due anni di servizio ma quali insegnanti di religione e non con servizio specifico curriculare. Sul punto il TAR ha rinviato al 2 aprile imponendo al MIUR di relazionare al fine di comprendere le ragioni dell’esclusione, https://www.giustizia-amministrativa.it/portale/pages/istituzionale/visualizza?nodeRef=&schema=tar_rm&nrg=201900234&nomeFile=201903016_08.html&subDir=Provvedimenti

– coloro che non  possiedono il diploma magistrale ma il titolo di educatori. Sul punto ha rinviato al 7 maggio in sede di udienza pubblica.

Nelle more della trattazione dell’appello al Consiglio di Stato e della decisione della Corte Costituzionale sul FIT della secondaria, i cui principi potrebbero avere incidenza diretta anche su questo contenzioso, a fronte di una netta chiusura manifestata dal T.A.R. sui contenziosi proposti da altri legali, non possiamo che accogliere positivamente queste timide aperture.

 

Professioni Sanitare Catania: il giudice amministrativo si è pronunciato sull’esclusione di un candidato, assistito dallo studio Bonetti Delia, dalla possibilità di partecipare allo scorrimento della graduatoria unica di professioni sanitarie.

Il bando dell’Universita’ degli Studi di Catania, in maniera francamente originale, prevedeva infatti che qualora “dovessero registrarsi dei posti non ancora coperti, sarà possibile ammettere all’immatricolazione un candidato che ne faccia espressa richiesta direttamente […]inoltrando l’apposita richiesta di immatricolazione valida per un solo corso di studio, a condizione che non risulti iscritto o immatricolato in altro corso di studio”. Nonostante il punteggio più alto rispetto ad altri che aspiravano a corsi come Fisioterapia, Infermieristica o Ostetricia, dunque, il nostro ricorrente, veniva privato di tale possibilità di accesso sol perché frattanto iscritto altrove.

Per il TAR, accogliendo la tesi difensiva degli Avv. ti Michele Bonetti e Santi Delia, “ritenuto che al candidato[…] de[bba] essere riconosciuto il diritto di scegliere il corso dallo stesso indicato, in ossequio al criterio del merito che deve guidare ogni selezione e che verrebbe violato ove gli si negasse la possibilità di presentare la domanda di inserimento in quanto iscritto in un altro corso di laurea” ha ammesso quest’ultimo in soprannumero dischiarando l’illegittimità della clausola del bando di ateneo impugnata.

Commenta l’Avv. Bonetti non appena appreso della vittoria: <<trattasi di clausola evidentemente illegittima poiché conduce all’inammissibile conseguenza secondo cui un candidato, pur avendo un punteggio superiore (ndr. come nel caso di specie) può essere scalzato da soggetti con un punteggio anche di gran lunga più basso solo perché, essendo iscritto ad un altro corso di laurea, viene escluso dalla possibilità di richiedere i posti rimasti scoperti,  atteso,  che i candidati non vengono ammessi in base al merito e che, dunque, la procedura concorsuale non può in tal senso perseguire l’esito della selezione dei migliori>>

Così facendo non si fa altro che applicare un criterio che anziché premiare il merito, affida alla “sorte” l’individuazione dei candidati da collocare nei vari corsi di laurea, consentendo l’assegnazione dei posti residui alla illogica circostanza della mancata iscrizione ad un altro corso di laurea per l’anno accademico in corso.

Una scelta siffatta, risulta in antitesi rispetto ai principi della L.n. 264/99. Se, infatti, è consentito agli Atenei contingentare il numero degli ammessi per ogni singolo corso di laurea a mezzo di una prova di ammissione non v’è dubbio che tale prova di ammissione debba risolversi nella scelta dei soggetti più preparati e quindi più meritevoli rispetto a chi ha ottenuto un punteggio più basso.

In tal modo non solo si lede l’eguaglianza tra i candidati, ma si determina, altresì, una ingiusta penalizzazione della aspettativa dei candidati di essere giudicati con un criterio meritocratico.

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